Sanremo 2017:le mie conclusioni
Si è conclusa da poche ore l'edizione 2017 del Festival di Sanremo.
Come accade da sempre la sfida si è disputata fra i sostenitori della kermesse, ovvero coloro che guardano il festival perché lo guardava la nonna, la mamma o semplicemente perché gli piace (tra questi ci sono anche io) e coloro che non lo guardano, però si informano su come si veste il presentatore e com'è la canzone che ha vinto, ma fa decisamente più "stile" dire che non lo guardano.
Detto questo, il Festival appena concluso è stata l'edizione in cui ha visto lo spettacolo viaggiare a due velocità.
Se da una parte Carlo Conti con la sua estrema serietà e il suo essere un ottimo "impiegato" ha portato a termine il risultato (ha raggiunto audience che non venivano toccati dal 2002), quindi ha ottenuto per così dire il premio aziendale, dall'altro dal presentatore fiorentino non c'è mai da aspettarsi sussulti, innovazioni o altro, quest'anno con l'arrivo di Maria De Filippi è apparso più marginale, che padrone di casa, dando spazio molto spesso alle abilità narrative della De Filippi.
Veniamo alla canzone vincitrice di Gabbani, portata alla vittoria dal televoto che in tanti demonizzano, ma su questo occorre fare alcune precisazioni in merito.
La graduatoria complessiva delle sedici canzoni prima del ballottaggio vedeva la seguente classica: Fiorella Mannoia, Francesco Gabbani, Ermal Meta, Michele Bravi e Paola Turci. Secondo la giuria demoscopica e gli esperti Fiorella Mannoia era prima, con Meta secondo. Al televoto Gabbani primo, Mannoia seconda, Bravi terzo, Sylvestre quarto e Moro quinto.
I risultati, vengono poi azzerati per il ballottaggio a tre, che ha prodotto curiosamente tre graduatorie diverse:
Demoscopica - 1. Fiorella Mannoia 2. Francesco Gabbani 3. Ermal Meta;
Esperti - 1 Ermal Meta 2. Francesco Gabbani 3. Fiorella Mannoia;
Televoto - 1 Francesco Gabbani (44%) 2. Fiorella Mannoia (33%) 3. Ermal Meta (23%).
Avendo il televoto un peso relativo più elevato (il 40% contro il 30% delle altre due giurie) ha determinato il “rovesciamento” finale a favore di Gabbani.
Quindi Gabbani ha ottenuto un risultato che è piaciuto non solo ai telespettatori, ma anche al resto della giuria, sarà perché è stato a suo modo un innovatore, basti guardare l'abbigliamento non usuale per il Festival. Sarà anche che a suo modo ha ottenuto un record, ovvero vincere in due anni consecutivi il primo premio nei giovani e poi nei big. Inoltre aggiungo che questo è il Festival sì dei Modugno, Latilla, Ranieri, etc etc, ma in questa edizione non mi è sembrato di vederne degli eredi, pertanto ben venga l'innovazione.
E' stato un Festival con una vincitrice annunciata, Fiorella Mannoia, che ha sì interpretato bene la sua "Sia benedetta", ma allo stesso tempo ha dato l'impressione di avere un vestito che era stato preparato per altri, infatti la canzone era stata scritta e doveva essere interpretata da Amara con Paolo Vallesi, quindi la Mannoia ha fatto un grande lavoro di interpretazione, merito va anche al fatto che si è ripresentata in gara dopo 30 anni mettendosi in gioco e sapendo che sarebbe potuta entrare papa e uscire cardinale e così è stato.
Dello stesso parere non sono stati i fan di Al Bano, D'Alessio e Ron. Al Bano è apparso stanco, provato nella voce dall'operazione ed ha a mio avviso ottenuto un risultato sufficiente, stessa cosa per Ron, grande interprete e autore il quale ha presentato un pezzo non troppo entusiasmante. Altro discorso per Gigi D'Alessio il quale aveva un buon pezzo, ma a mio giudizio paga il preconcetto che si ha su di lui. Provaci ancora Gigi!
Ottimo risultato quello dell'albanese Ermal Meta, bel pezzo, bella interpretazione, meritava di essere conosciuto anche come cantante oltreché che come autore.
Bene anche il ritorno di Michele Bravi, dopo la vittoria ad Xfactor sembrava consegnato all'oblio, ma quando il talento c'è questo prima o poi ti paga.
Sergio Sylvestre ed Elodie hanno mantenuto alto il nome del bel canto, il primo con un pezzo non troppo emozionante, la seconda decisamente sì.
Nota di merito anche a Bianca Atzei, un pezzo molto agé, con atmosfere che somigliano alla Zanicchi, ma se non hai il suo talento, non hai la sua storia, rischi di essere semplicemente una brava, confido in autori che sappiano farla emergere per le doti vocali.
Bel pezzo anche quello di Fabrizio Moro che ha forse pagato un'interpretazione dal vivo con qualche sbavatura, resta però un bel pezzo.
Tre sono le note negative principali.
La prima i big, Carlo Conti aveva gridato ai quattro venti che quest'anno aveva scelto due pezzi in più perché c'erano dei pezzi da paura, a mio avviso così non è stato, pertanto al successore di Conti suggerirei di scegliere meglio i brani, ma soprattutto chi dovrà far parte della categoria big mi auguro abbia una storia musicale di tutto rispetto.
L'altra nota negativa è la presenza dei big italiani come superospiti, non è ammissibile che chi porta la nostra musica italiana nel mondo faccia l'ospitata e basta, se tieni alla manifestazione, magari perché ti ha anche lanciato,o partecipi o altrimenti guardi il Festival in poltrona.
Terzo punto negativo è la serata delle cover, trovo comico che in una serata che spesso avvicina tutti al "focolare" di Sanremo non metta come regola principale l'inserimento esclusivo di canzoni che hanno partecipato al Festival, sarebbe un buon motivo di rilancio anche di autori e cantanti spesso dimenticati.
Infine la prossima edizione avrà un nuovo conduttore, si parla di Maria De Filippi, personalmente mi auguro che la Rai voglia proseguire nell'innovazione attingendo o dal proprio serbatoio, penso a Federico Russo o altrove con il bravissimo Alessandro Catellan magari affiancato da un personaggio esperto, possibilmente musicista.
Per ultimo rivolgo un appello ai prossimi scenografi, non è possibile sentire ogni due per tre la definizione di Sanremo come città dei fiori e poi non vedere sul palco i fiori come ornamento, perdipiù di anno in anno si va verso un palco sempre meno caloroso e più metallico, l'auspicio in questo caso è al ritorno della tradizione sanremese.
Dunque nel bene e nel male con tante polemiche è pur sempre quello riassunto da Baudo e Caruso nella loro celeberrima sigla "perché Sanremo è Sanremo"...
martedì 14 febbraio 2017
martedì 24 gennaio 2017
Claudia Endrigo, "mi piacerebbe l'idea di vedere un film o una fiction su mio padre, ma non saprei a chi proporla"
Ospitare in questo blog la musica, la storia e le parole di Sergio Endrigo, mi riempie d'orgoglio, farlo con la figlia, colei che da anni si batte per conservare e tramandare la musica del padre è semplicemente un motivo di vanto. Claudia Endrigo figlia del maestro Sergio a breve pubblicherà la prima biografia del cantautore istriano.
Claudia, quale emozione provi ogni volta che sfogli questa biografia?
Ancora non provo emozione visto che non ho ancora fisicamente il libro in mano. L'emozione è stata scriverla
Spesso quando le persone a noi care se ne vanno lasciano il sapore, il profumo nell'aria, tuo padre lascia all'Italia intera un patrimonio musicale incredibile. Cosa fare per preservarlo?
Non saprei, spero che la pubblicazione della biografia risvegli un pò di coscienze e magari si ristampi il suo intero catalogo
I più giovani oggi riscoprono Sergio attraverso la cover riuscitissima di Lontano dagli occhi, com'è nata questa interpretazione?
I più giovani, fortunatamente lo conoscono a prescindere. Per il resto bisognerebbe chiedere alla Nannini, la sua interpretazione mi piace molto
Endrigo e Sanremo, un legame forte, che lo portò al trionfo nel 1968 con "Canzone per te" brano straordinariamente intenso, pieno di malinconia e classe, tuo padre andava orgoglioso di questa vittoria?
Beh, era molto contento.
Sempre parlando di Sanremo tuo padre è tornato spesso, che rapporto aveva con la kermesse?
Con Sanremo aveva un rapporto sereno. Si faceva perchè si doveva fare
Con gli altri colleghi cantautori, con quale di questi aveva una stima ed un affetto?
Ce n'erano molti, Lauzi, De Gregori, Paoli, Gaber, Jannacci, tanto per citare alcuni
C'è un progetto di tuo padre che non è riuscito a portare a termine e che vorresti completare?
Mi piacerebbe risucire a mettere in piedi uno spettacolo in cui si canta e ri raconta Endrigo
Personalmente amo una canzone non molto conosciuta "Una storia" che portò a Sanremo, hai qualche aneddotto legato a questa splendida canzone?
No, nessun aneddoto
Tuo padre aveva intrapreso un sodalizio magnifico con Sergio Bardotti, altro talento indiscusso della nostra musica e troppo spesso derubricato a semplice nome.
Oggi la musica italiana soffre la mancanza di queste energie, c'è una ricetta che vorresti passare ai giovani d'oggi?
Seguire il talento solo quello, oggi tutti vogliono diventare cantanti o cantatuori ma è un mestiere per pochi
Ultimamente i figli d'arte riscoprono i padri, penso al fortunato tour di Cristiano De André a quello di Fillippo e Tommaso Graziani, tu hai interpretato qualche brano con tuo padre nel suo ultimo lavoro. Hai mai pensato di omaggiare tuo padre attraverso la tua voce?
Beh, magari cantando e raccontadolo attraverso lo spettacolo di cui ti parlavo
Per scrivere una canzone c'è bisogno dell'ispirazione e del talento, tuo padre aveva queste doti, oltre queste aveva una cultura oltreché musicale, quanto e cosa amava leggere?
Ha cominciato a leggere da piccolo e ha letto veramente di tutto, dal Corriere dei piccoli a Sciascia, Calvino, Marquez e tanti tanti altri. Era un uomo molto curioso
Nelle canzoni di Endrigo spesso si parla di mare, sappiamo del suo amore per Pantelleria. Hai un ricordo legato all'acqua, al sapore del mare?
Amava Pantelleria. E' nato a Pola, città di mare e questo amore lo aveva fin da piccolo.
Ho i ricordi legati a Pantelleria dove ho passato le estati più belle della mia vita. Quando sono su quegli scogli sento che papà è con me
Molte volte i social network vengono demonizzati,
tu invece hai legato un rapporto stretto con gli appassionati di tuo padre, trovi questi mezzi utili anche per la diffusione della musica soprattutto per i nuovi artisti?
Trovo che i social siano utilissimi se usati in modo adeguato
c'è un autore che oggi somiglia a tuo padre?
Per fortuna no, ogni artista dev'essere unico
A quando l'uscita della biografia?
Non c'è ancora una data
In Italia siamo conosciuti per l'alta qualità delle fiction, hai mai pensato di suggerire la realizzazione di un film o fiction sulla storia di tuo padre?
Mi piacerebbe molto ma non saprei a chi proporla
Ospitare in questo blog la musica, la storia e le parole di Sergio Endrigo, mi riempie d'orgoglio, farlo con la figlia, colei che da anni si batte per conservare e tramandare la musica del padre è semplicemente un motivo di vanto. Claudia Endrigo figlia del maestro Sergio a breve pubblicherà la prima biografia del cantautore istriano.
Claudia, quale emozione provi ogni volta che sfogli questa biografia?
Ancora non provo emozione visto che non ho ancora fisicamente il libro in mano. L'emozione è stata scriverla
Spesso quando le persone a noi care se ne vanno lasciano il sapore, il profumo nell'aria, tuo padre lascia all'Italia intera un patrimonio musicale incredibile. Cosa fare per preservarlo?
Non saprei, spero che la pubblicazione della biografia risvegli un pò di coscienze e magari si ristampi il suo intero catalogo
I più giovani oggi riscoprono Sergio attraverso la cover riuscitissima di Lontano dagli occhi, com'è nata questa interpretazione?
I più giovani, fortunatamente lo conoscono a prescindere. Per il resto bisognerebbe chiedere alla Nannini, la sua interpretazione mi piace molto
Endrigo e Sanremo, un legame forte, che lo portò al trionfo nel 1968 con "Canzone per te" brano straordinariamente intenso, pieno di malinconia e classe, tuo padre andava orgoglioso di questa vittoria?
Beh, era molto contento.
Sempre parlando di Sanremo tuo padre è tornato spesso, che rapporto aveva con la kermesse?
Con Sanremo aveva un rapporto sereno. Si faceva perchè si doveva fare
Con gli altri colleghi cantautori, con quale di questi aveva una stima ed un affetto?
Ce n'erano molti, Lauzi, De Gregori, Paoli, Gaber, Jannacci, tanto per citare alcuni
C'è un progetto di tuo padre che non è riuscito a portare a termine e che vorresti completare?
Mi piacerebbe risucire a mettere in piedi uno spettacolo in cui si canta e ri raconta Endrigo
Personalmente amo una canzone non molto conosciuta "Una storia" che portò a Sanremo, hai qualche aneddotto legato a questa splendida canzone?
No, nessun aneddoto
Tuo padre aveva intrapreso un sodalizio magnifico con Sergio Bardotti, altro talento indiscusso della nostra musica e troppo spesso derubricato a semplice nome.
Oggi la musica italiana soffre la mancanza di queste energie, c'è una ricetta che vorresti passare ai giovani d'oggi?
Seguire il talento solo quello, oggi tutti vogliono diventare cantanti o cantatuori ma è un mestiere per pochi
Ultimamente i figli d'arte riscoprono i padri, penso al fortunato tour di Cristiano De André a quello di Fillippo e Tommaso Graziani, tu hai interpretato qualche brano con tuo padre nel suo ultimo lavoro. Hai mai pensato di omaggiare tuo padre attraverso la tua voce?
Beh, magari cantando e raccontadolo attraverso lo spettacolo di cui ti parlavo
Per scrivere una canzone c'è bisogno dell'ispirazione e del talento, tuo padre aveva queste doti, oltre queste aveva una cultura oltreché musicale, quanto e cosa amava leggere?
Ha cominciato a leggere da piccolo e ha letto veramente di tutto, dal Corriere dei piccoli a Sciascia, Calvino, Marquez e tanti tanti altri. Era un uomo molto curioso
Nelle canzoni di Endrigo spesso si parla di mare, sappiamo del suo amore per Pantelleria. Hai un ricordo legato all'acqua, al sapore del mare?
Amava Pantelleria. E' nato a Pola, città di mare e questo amore lo aveva fin da piccolo.
Ho i ricordi legati a Pantelleria dove ho passato le estati più belle della mia vita. Quando sono su quegli scogli sento che papà è con me
Molte volte i social network vengono demonizzati,
tu invece hai legato un rapporto stretto con gli appassionati di tuo padre, trovi questi mezzi utili anche per la diffusione della musica soprattutto per i nuovi artisti?
Trovo che i social siano utilissimi se usati in modo adeguato
c'è un autore che oggi somiglia a tuo padre?
Per fortuna no, ogni artista dev'essere unico
A quando l'uscita della biografia?
Non c'è ancora una data
In Italia siamo conosciuti per l'alta qualità delle fiction, hai mai pensato di suggerire la realizzazione di un film o fiction sulla storia di tuo padre?
Mi piacerebbe molto ma non saprei a chi proporla
mercoledì 16 novembre 2016
Roberta
Faccani, una voce esplosiva, un'artista poliedrica
: "Mi piacerebbe scrivere una canzone per
Silvia Mezzanotte o Lady Gaga"
Chi
è Roberta Faccani, tutti gli appassionati del glorioso gruppo Matia Bazar la
ricorderanno per un brano che a mio avviso andò molto fuori dai canoni allora
molto soft dei Matia, il cui titolo era "Grido d'amore". In questo
brano la cantante marchigiana classe 1968, dava sfoggio delle sue immense
capacità vocali e della sua potente presenza scenica sul palco. Dopo
l'abbandono ai Matia abbiamo voluto fare un'intervista a 360 ° sulla vita
professionale della cantante.
Salve
Roberta, leggiamo dalla tua biografia che le tue prime orme le hai mosse
direttamente al CET di Mogol, oggi cosa ti rimane di quell'esperienza a fianco
di uno dei più prolifici parolieri italiani?
Nel 94 ho vinto una borsa di studio
per il C.E.T. di Mogol dopo una esibizione live in cui egli mi notò. Giulio mi
propose di fare subito il corso interpreti e accettai con entusiasmo. Mi sono
diplomata nel 95 e alle varie lezioni con molti artisti docenti, ho incontrato
il mio primo produttore Mario Lavezzi con cui ho collaborato per anni e che
produsse il mio primo singolo Rido. In quegli anni il C.E.T.era agli esordi e
ricordo sopratutto il grande fermento di talenti che pullulavano ai corsi e gli
innumerevoli concerti che abbiamo fatto in giro per l' Italia dove insieme a
alcuni meritevoli giovani studenti interpretavamo le grandi canzoni di successo
scritte proprio da Mogol - Lavezzi. È stata una palestra importante per
affrontare il pubblico in un live. Suonavo anche la chitarra e oltre a brani da
solista facevo la back vocalist imparando l'arte non facile di fare bene i cori
e le armonizzazioni. Giulio mi ha fatto capire anche come si scrive una
canzone, un testo nello specifico essendo lui un sommo autore. Per me è stato
anche e sopratutto un modo per farmi conoscere agli addetti ai lavori e per
cercare una strada discografica affinando una mia personalità vocale e
artistica.
Molto
spesso nella musica italiana ci sono state epoche, basti pensare ai primi anni
60' con gli urlatori, gli anni 70' con la musica di protesta, etc etc. Oggi si
assiste sempre di più all'arrivo di talenti spesso simili tra loro, quanto è
difficile essere originali e cosa consigli ad un ragazzo o gruppo che si
affaccia nel panorama musicale?
Potrei parlare per ore su questo
argomento e cioè sul crearsi una propria strada originale e riconoscibile e su
cosa fare per imporsi nel mercato discografico. Per noi al tempo era più facile
in quanto esistevano i talent scout che davvero capivano di musica che
fisicamente andavano a scovare i talenti nei festival o in giro nei club.E
c'erano discografici illuminati che se credevano in te primo non ti chiedevano
assolutamente denaro ma anzi investivano; ti affiancavano un team di lavoro per
cercare di trovare la giusta linea musicale con autori compositori e
arrangiatori al fine di immettere nel mercato qualche cosa che possibilmente
non ci fosse già. Castrocaro era l'anticamera di Sanremo e dunque
importantissimo per i giovani. In fin dei conti c'era creatività e siccome il
talento vero era scevro da imitazioni(non c'era internet né karaoke ), se
valevi davvero una chance te la davano. Detto questo il consiglio unico che mi
permetto di suggerire è quello di lavorare a una gavetta fatta di studio
tecnico sì, ma sopratutto di originalità .Aprire la radio e essere
riconoscibile al volo rimane l'unica alternativa valida e per fare questo non
si può far altro che cercarsi dentro e scoprire cosa veramente si è e non
quello che va di moda o che tutti fanno. In pratica vince sempre e solo chi fa
di testa sua e chi ha un vero sacro fuoco. Il resto è moda momentanea e poi nei
Live devi sempre fare la differenza. Puoi avere anche una bella voce ma se non
hai repertorio non si va da nessuna parte. Consiglio di acculturarsi prima
musicalmente e poi vocalmente e se possibile scriversi da solo le canzoni o
affiancarsi a un team che tiri fuori un prodotto credibile.
Con
la scomparsa di Giancarlo Golzi i Matia hanno perso una colonna del gruppo ed
infatti al momento il progetto sembra congelato, che rapporto hai mantenuto con
i tuoi ex compagni di avventura?
Con i Matia Bazar ho lavorato 6 anni
(dal 2004 al 2010 ) e imparato molto sopratutto su come gestire il business e
cioè cosa fare e non fare. La morte di Giancarlo oltre a dispiacermi umanamente
ha creato sicuramente un nuovo spartiacque nella storia della band, ma sono certa
che i miei ex colleghi troveranno prestissimo la strada per ritornare a galla. Cassano
rimane un grande produttore e compositore e mi aspetto da lui un guizzo
geniale. So che non deluderà le mie aspettative e quelle di chi sempre amerà i
Matia che tanto hanno dato alla musica italiana.
La
tua presenza scenica è importante, molto diversa rispetto alla Ruggiero per
esempio,hai mai avuto contatti con l'ex cantante dei Matia o con le altre
cantanti che si sono avvicendate?
Fortunatamente avendo una
personalità ben precisa ognuno delle soliste dei Matia ha dato un suo apporto
alla continuazione della band. Io non ho mai voluto copiare nessuno altrimenti
farei l'imitatrice nella vita e non la cantautrice. Detto ciò, ho avuto l'onore
di conoscere Antonella (Ruggero) a Sanremo 2005 quando eravamo in gara e subito
ho capito che è una persona intelligente e una grande signora oltre che
indiscussa fuoriclasse della vocalità. Silvia l'ho vista in varie occasioni nel
corso degli anni e ne apprezzo qualità tecniche E senso degli affari.
Trovo sia una ottima manager di sé
stessa. Questo è un valore aggiunto in questo mondo e vorrei scrivere per lei
ora che ha intrapreso nuovamente una carriera da solista. Non ho avuto invece
in piacere di conoscere Laura (Valente) ma la considero una musicista a tutto
tondo.
Rispetto
a molte cantanti, tu sei un'artista poliedrica, oltre la voce sai utilizzare
bene anche le doti attoriali, infatti hai scritto e partecipato a diversi
musical, come si riesce ad amalgamare entrambe le arti?
Nasco cantante pura ma mi sono
scoperta attrice molto presto solo che fino all' incontro col mondo del musical
non ho prestato attenzione a una dote innata.È stato Fabrizio Angelini, regista
di Rent (il mio primo musical), a incitarmi a continuare col teatro. È una
attitudine naturale che strada facendo ho affinato anche grazie a
collaborazioni importanti. Christian Ginepro in Alice nel paese delle
meraviglie mi ha tirato fuori ironia e drammaticità con la regina di cuori e
Giuliano Peparini in Romeo e Giulietta ama e cambia il mondo, la dolcezza che
nessun ruolo prima ad ora aveva messo in luce. Si cresce anche e soprattutto
con chi sa darti ma anche se sai metterti a disposizione e in gioco. Io mi
evolvo sempre perché non mi sento mai arrivata. Inoltre scrivere canzoni ha
affinato la mia capacità di esplorare diversi stili e generi musicali. Scrivere
per altri è creativo e suggestivo.
Progetti
musicali per il futuro?un brano pronto per Sanremo ce l'hai?
Sanremo è una manifestazione
importantissima per chi ha un progetto da far sentire a tanta gente in pochi
giorni. Al di là della gara è pubblicità immediata. Tornerei volentieri ma non
è così facile. Le proposte sono tante e se tornerò presenterò qualcosa che mi
rappresenterà veramente. Quando toccherà a me mi farò trovare pronta.
Se
ci fosse una canzone da cantare che non hai mai cantato quale sarebbe?
La canzone che vorrei cantare è una
canzone che possa rimanere nel tempo e che tutti possano ricordare. Un successo
insomma; che sia mia o di altri autori non ha importanza ma dovrebbe essere
veramente emozionante. Conta sopratutto questo per me. Il resto lo decide il
pubblico.
Nel
tuo impasto vocale si sente molto la potenza e l'uso delle corde vocali al
massimo, potremmo dire che Mina è stata una grande colonna di riferimento, ci
sono altri colleghi che hai ascoltato molto?
Nonostante quello che si può pensare
anche se Mina è per me il non plus ultra vocalmente, vengo da un' altra
formazione musicale. Le voci americane soul e blues e la musica rock. Se posso
dirti chi mi ha ispirata maggiormente dico Guesch Patti (quella di Etienne),
artista poliedrica e sottovalutata. Per me è stata una grande avanguardista e
quindi amore a prima vista. Oggi dovessi dire chi mi da emozioni dico Lady Gaga
perché è un passo avanti in tutto.
Se
ti proponessero un duetto con chi ti piacerebbe farlo?
Amo le collaborazioni per cui ci sono molti
colleghi con cui duetterei volentieri. Su tutti Mina che rimane la più grande
artista italiana per me e all'estero sceglierei i Toto un gruppo che adoro da
sempre e la cui musica porto nelle viscere.
Ti
piace più cantare o scrivere canzoni?
Cantare e scrivere canzoni oggi è un
progetto univoco. Mi diverto sul palco ma anche in studio quando scrivo arrangio
o produco. Non mi va di rinunciare a nessuna delle due strade. Quello che mi
interessa è la credibilità e quindi non canterò o scriverò mai canzoni che non
sento credibili prima che per gli altri per me stessa.
Oggi
la musica attraversa un periodo non facile dal punto di vista commerciale,
secondo te qual è la chiave giusta per rilanciare il mercato?
La chiave è invece non pensare più e
solo commercialmente ma tornare alla creatività e diversificazione. Tornare a
fare musica non per mero business (almeno non solo),ma per vera arte e lasciare
che il pubblico possa scoprire tanta musica che in radio e in Tv non ci va
mai;magari sbagliare, ma provare a sperimentare. Se si fanno brani sempre a
tavolino per essere sicuri di vendere si tralascia per forza il diverso, anche
l'estremo se vuoi e non si fa più trapelare il talento che non è per forza
standard. Tornerei a fare ricerca sugli arrangiamenti e scrittura intanto
aprendo a autori che non riescono nemmeno a fare arrivare i loro brani alle
case discografiche. Partirei dalle canzoni prima che dalle voci. I talent in tv
non li farei più solo per i cantanti ma per gli autori e arrangiatori e farei
come si faceva una volta per esempio..aprire maggiormente alle collaborazioni
fra musicisti creativi: esisteva l'interscambio che oggi non esiste più.
Un
consiglio ai nostri lettori su un gruppo, una canzone o cantante che merita di
essere ascoltato?
Ascoltare la musica tutta è il mio
consiglio: prima di sapere chi oggi è primo in classifica sapere chi è stato
Burt Bacharach o George Gershwin tanto per dire due nomi.Le nuove generazioni
sanno tutto di tv ma non hanno cultura musicale pregressa, indispensabile anche
per crescere vocalmente.
Un'ultima
domanda. Dove e quando potranno ascoltarti i tuoi estimatori, ci sono progetti
discografici in arrivo?
Intanto
sono in vendita i miei due album da solista "Stato di grazia" di cui
sono autrice sia delle musiche che liriche e il Dvd Live "Un po' matt (i)a
un po' no..."che è un Live registrato in varie tappe dei miei concerti.
Li
potete trovare sulle varie piattaforme on Line tipo Amazon. ..i Tunes. ..ecc...
inoltre sto per iniziare un tour invernale preludio del tour estivo nelle piazze,
previsto per l'estate 2017. Oltre questo, ci tengo a sottolineare che presto
tornerò anche al musical. Sono in uscita anche brani scritti per altri artisti,
ma per ora lascio che sia una sorpresa. Nel frattempo sto facendo numerose
masterclass di canto in giro per l'Italia che pubblicizzo sulla mia pagina Facebook
ufficiale Roberta Faccani. È previsto anche un nuovo album di cui parlerò
presto...
mercoledì 12 ottobre 2016
Il "prog" spiegato dall'enciclopedia umana Augusto Croce Augusto Croce
Augusto Croce è un personaggio di quelli ai quali verrebbe il desiderio di stringere la mano e dire grazie, il perché ve lo svelo subito. E' l'ideatore di un sito meraviglioso, oserei dire enciclopedico per tutti gli appassionati per la musica prog, qualcuno potrebbe obiettare e dire che ne esistono di molti, ma questo è dedicato esclusivamente alla nostra musica rock progressiva in cui nel sito il cui indirizzo è italianprog.it elenca con ampi particolari biografici storia delle band o dei singoli cantanti, analisi del disco, della copertina e particolarità una sorta di enciclopedia del genere. Da qualche giorno questo immenso lavoro di anni ha avuto la sua nascita "fisica" per così dire, infatti è in vendita un libro direttamente tratto ed ispirato dal sito stesso, abbiamo chiesto all'autore molte cose interessanti sul genere.
Augusto Croce intanto grazie per avermi dedicato del tempo. Come nasce
questa passione per il prog?
Essere un ragazzino appassionato di musica nei primi anni 70
significava necessariamente sentire alla radio i grandi gruppi del rock inglese
e americano ma anche i tanti gruppi del pop nostrano. La passione è nata
intorno al 1973 quando ascoltai per la prima volta la Premiata Forneria Marconi
e soprattutto il Banco del Mutuo Soccorso e mi resi conto che un genere
musicale che avevo associato solo a musicisti stranieri era suonato anche, e
molto bene, dagli italiani.
Con il passare del tempo e il declino del prog questo amore
mi è rimasto dentro ed è nuovamente esploso quando si ricominciò a parlare di
questa musica con termini finalmente positivi e non ironici o dispregiativi
come spesso era avvenuto soprattutto verso la fine degli anni Settanta.
Essendomi appassionato poi al collezionismo musicale è stato
naturale inserire tra i miei interessi principali la musica progressiva degli
anni ’70 e cominciare ad approfondirne la storia e i protagonisti, prima con un
intento puramente collezionistico, poi con un approccio più “scientifico”.
Questo mi ha portato al desiderio di pubblicare i risultati delle mie ricerche,
prima in un sito, poi in un libro.
Se oggi dovessi spiegare ad un giovane ragazzo che non ha mai sentito
parlare di questo genere, in qualche riga cosa diresti?
La definizione di musica progressiva è complessa e si presta
a infinite interpretazioni soggettive.
Direi che in generale la migliore è quella che la ritiene
quel tipo di musica che ha superato le distinzioni dei generi tradizionali (in
particolare il rock e il blues) miscelando varie influenze, a partire dalla
musica classica e operistica per arrivare a includere jazz, folk e canzone
melodica italiana senza una “ricetta” predefinita. In particolare il prog
italiano si è distinto proprio per la presenza di due elementi tipici della
nostra tradizione musicale, l’opera e il genere melodico, che hanno contribuito
a identificare anche all’estero i musicisti della scena italiana.
Quali sono stati secondo te i momenti di massima luce di questo genere
nella nostra Penisola?
Direi che il periodo in cui si è affermato questo genere si
può indicare negli anni tra il 1970 e il 1975, quando il declino di questa
musica è stato più o meno universale nei vari paesi in cui si era diffusa. Nel
nostro paese direi che il punto di massima creatività e dei più alti livelli
qualitativi si è avuto più o meno a meta di questo periodo: ritengo il 1973
l’anno d’oro del prog italiano, sia per il gran numero di nuove formazioni che
in quell’anno hanno esordio che per la quantità di dischi di eccezionale
livello che sono stati prodotti, tanto da lasciare l’imbarazzo della scelta a
chi volesse stilare un’ideale classifica dei migliori.
Nel prog spesso si parla di scuole a livello internazionale, potremmo
dire che PFM, Banco, Area, Orme hanno a loro modo impartito lezioni a gruppi
minoritari?
Certamente in Italia hanno tracciato una strada, ciascuno
con le proprie peculiarità. Aggiungerei i New Trolls per l’impulso che hanno
dato nel rinnovare la canzone più melodica, in particolare quella cantata a più
voci, con elementi del rock di derivazione straniera, e gli Osanna che hanno
fatto lo stesso con il folklore mediterraneo.
Echi di PFM, Banco e Orme si trovano in tantissimi dischi di
gruppi minori, che hanno recepito alla perfezione gli insegnamenti di questi
grandi gruppi, così amati all'epoca, m’ aggiungendo spesso interessanti
elementi di originalità.
Dammi il titolo di un album imprescindibile da ascoltare
Ho sempre ripetuto che Zarathustra del Museo Rosenbach
contiene tutti gli elementi caratteristici del prog italiano, ma ci aggiungerei
anche i primi lavori di Banco e PFM che da soli possono essere un eccezionale
compendio di questo genere.
Qual è l'album che secondo te è stato sottovalutato?
Di nuovo Zarathustra, disco ingiustamente criticato per
discutibili preconcetti politici, ma aggiungo anche L’Apprendista degli Stormy
Six, disco a cui sono legatissimo, perché, pur risentendo di influenze
piuttosto appariscenti da parte del prog inglese (penso soprattutto ai Gentle
Giant) ha delle caratteristiche veramente innovative che all’epoca (ma ancora
adesso) sono sfuggite a molti.
Festival di Sanremo e prog sappiamo non hanno mai avuto gran feeling,
eccezion fatta per “Jesahel” dei Delirium, il perché è soltanto ad un certo
snobbismo da parte degli operatori della kermesse o viceversa?
Il Festival è stato da sempre legato alla musica italiana
più legata alla tradizione melodica. Ancora adesso, nonostante tanti tentativi
di migliorarne la formula e i contenuti, le canzoni di maggior successo dei
Sanremo sono quelle di più facile presa, quelle più melodiche e orecchiabili e
non è un caso che proposte musicali di livello più elevato spesso sono state
penalizzate relegandole agli ultimi posti.
I gruppi prog hanno avuto, in questa come in altre
manifestazioni canore, uno spazio marginale, e spesso le hanno usate solo come
vetrina per le loro produzioni più commerciali, spinte in questo da case
discografiche prevalentemente piuttosto ottuse e poco aperte all’innovazione.
Oggi la musica italiana vive una fase alterna in cui artisti giovani
hanno un discreto exploit, ma che non si traduce nel lungo periodo. Anche il
prog in Italia non ha avuto un lungo periodo, però ancora oggi lo si ricorda.
Quale ricetta serve per conservarsi nella memoria degli ascoltatori?
Oggi più che mai il pubblico si affeziona a prodotti di
facile consumo, anzi credo che oggi siano diminuiti gli acquirenti abituali di
dischi che esistevano qualche decennio fa e molte persone preferiscono
ascoltare musica “da ascolto” ricorrendo a Youtube o scaricando quello che
capita. Alcuni grossi nomi hanno un seguito molto ampio tra ascoltatori di
tutte le età, ma basta rimanere per qualche tempo fuori dalle scene per essere
irrimediabilmente dimenticati. È veramente difficile fare breccia nel cuore
degli appassionati.
Mellotron, moog e ampio uso di tastiere, testi fiabeschi, ma spesso
anche politici, potremmo definire il prog una sorta di romanzo dalla narrativa
piuttosto variegata?
Come dicevo all’inizio è proprio la definizione di
“progressive” ad essere incerta e variegata. Forse il bello di questo mix di
generi è proprio la sua enorme variabilità che porta a comprendervi nomi
totalmente diversi e distanti tra loro, che hanno però avuto in comune la
voglia di sperimentare e di andare al di là dei canoni tradizionali della
musica.
Due nomi contemporanei per i quali vale ancora la pena oggi ascoltare
il prog italiano?
Ce ne sono tanti, e questo rende il prog ancora moderno e
attuale. Sono affezionato al Bacio della Medusa perché li ho visti nascere,
dato che vengono dalla città in cui vivo, Perugia, ma li ritengo obiettivamente
tra i più interessanti e originali della scena prog italiana del nuovo
millennio. A loro aggiungerei La Maschera di Cera perché ritengo Fabio Zuffanti
un personaggio multiforme e di grande creatività che ha fatto di tutto per
mantenere in vita il prog attraverso progetti musicali di ogni tipo ma sempre
di altissimo livello.
Non pensi che la durata delle cosiddette suite abbia negativamente
influito sulla fruizione di questo tipo di musica?
Certamente l’ascoltatore “casuale”, quello alla ricerca del
motivetto di facile ascolto e immediatamente memorizzabile rimane sconcertato o
addirittura infastidito di fronte a brani da 15-20 minuti (o addirittura i
50-60 di alcune produzioni contemporanee basate su suite di estrema lunghezza e
complessità), ma ricordiamo che c’era un tempo in cui questi dischi si
ascoltavano seduti davanti alle casse con la copertina dell’LP tra le mani in
modo da collegare la musica con i testi e con le immagini rappresentate in
queste vere e proprie piccole opere visive. La musica prog richiedeva all’epoca
una vera e propria immersione, tanto che ancora oggi gli amanti del genere
ricordano nota per nota certi passaggi chiave dei capolavori del genere!
Quanto ha interessato la politica e quanto ha influito nella diffusione
e poi nella definitiva fase calante di questo genere?
Sono di quelli che hanno ritenuto l’ingresso della politica
nella musica degli anni ’70 un fenomeno generalmente negativo, soprattutto
considerando la progressiva esclusione che ci fu di molti gruppi meno impegnati
dai grandi festival e un certo conseguente impoverimento della produzione
musicale. Alcuni gruppi hanno prosperato grazie agli agganci che avevano con la
politica, penso ad esempio agli Area, ma in generale non credo che questa
commistione abbia fatto bene allo sviluppo della musica progressiva.
Perché un ascoltatore dovrebbe comprare il tuo libro a te un appello?
Il sito ItalianProg, sia nell’originaria versione inglese
che in quella italiana che nacque dopo qualche anno, ha ancora oggi un enorme
successo, segno evidente del grande interesse verso questa musica e della
voglia, da parte di un pubblico di tutte le età di conoscere dettagli e
informazioni di ogni genere sui suoi protagonisti. Il libro ha ripreso queste
informazioni proponendole nel formato cartaceo a cui tanti appassionati sono particolarmente
affezionati. È vero che si tratta di un’enciclopedia, dove le schede dei circa
600 artisti citati sono in ordine alfabetico, ma sono stati evidenziati tutti i
collegamenti tra loro permettendo anche all’ascoltatore meno esperto di
ricostruire facilmente le connessioni che hanno legato tra loro musicisti e
gruppi dando origine ad uno dei più interessanti fenomeni musicali dello scorso
secolo.
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