lunedì 1 agosto 2016

Ghita, un talento dalla voce gentile e dai tanti stili fusi insieme..



Chi è Ghita Casadei? A dire il vero fino a poco tempo fa nemmeno il sottoscritto sapeva chi fosse, ma grazie all'enorme potere di Youtube e della rete in genere sono venuto in contatto con questa giovane artista molto interessante e particolare. Stavo infatti "girellando" per il web quando mi sono imbattuto in questa artista romana. Mia coetanea, è nata infatti nel 1984, coltiva sin dai primi anni della sua nascita la passione per la musica. Ha all'attivo un album uscito nel 2013 dal titolo "Per quello che sono" una sorta di ritratto autobiografico attraverso le parole (sue ndr) e la musica sua anch'essa. Ho voluto così incontrare, almeno sul web l'artista romana e farle qualche domanda.
Nelle tue canzoni si sente molto un'impronta personale, una vena cantautoriale che spazia dalla nostra scuola italiana a ritmi molto più internazionali. Se dovessi fare due nomi che ti hanno influenzato quali faresti?
Difficile fare solo due nomi, non credo di riuscirci: la musica è nella mia vita da sempre è da sempre ascolto generi anche molto distanti tra loro. Da più piccina ho ceduto subito al fascino del rock blues, reduce da una formazione più classica mi innamorai di quelle che per me erano nuove sonorità. Poi è arrivato il soul, il rhythm blues con Aretha Franklin, Otis Redding, Ray Charles, che ancora oggi sono grandissima fonte di ispirazione, insieme al west coast e a quel mondo fatto di armonie vocali e accordature aperte (Crosby, Still, Nash). Come vedi sono stata e sono tutt'oggi piuttosto esterofila, ma questo non mi impedisce di riconoscere come imprescindibile per il mio percorso un autore come Ivano Fossati e con lui una insuperata interprete quale Mia Martini. Anche se per me la vera poesia in Italia sta nelle canzoni di primo novecento, partendo dalla canzone classica napoletana arrivando allo swing con la canzone jazzata e il sound tipico degli anni trenta. La sfida più grande ogni giorno è quella di cercare un linguaggio che possa racchiudere molte delle cose che amo, coniugare l'amore per un'Italia ormai quasi inesistente con sonorità invece a volte molto distanti dall'Italia.


In cosa questi autori ti hanno influenzato?
Cerco di prendere dall'Italia la poesia delle parole e il potere descrittivo che solo la tua lingua può darti. L'eleganza con cui le parole erano scelte con cura all'inizio del novecento. Per il resto la musica è bella e, fortunatamente, tanta. Non pongo limiti all'ispirazione che qualsiasi genere può darti.

Venendo al mondo della musica prettamente legato al mero guadagno, quanto oggi chi come te si autoproduce e lo fa per estrema passione può campare di musica?
Chi si auto produce lo fa per passione ma lo fa anche per identificarsi in qualcosa. Per me è stato così. Personalmente campo di musica da sempre perché da sempre è stato il mio lavoro, non c'è stato bisogno neanche di dirlo ad alta voce. Campare di musica vuol dire banalmente pagarsi le bollette con essa è per fortuna sono dell'idea che la musica ti dia sempre nuovo slancio per trovare il tuo posto nel mondo. Per me la cosa importante è cantare, suonare, stare su un palco. Se poi mi chiedi come si faccia a campare di canzoni (proprie) è tutta un'altra cosa. È difficile, ma non bisogna buttarsi giù, bisogna continuare a fare cose, possibilmente belle, per alimentare la cultura e dare una sferzata a questa epoca che stiamo vivendo, talvolta un po' troppo superficiale. Sono infatti dell'idea che solo la cultura, e con essa la bellezza, può salvarci da alcune brutture di oggi.
E' vero che il web è il male assoluto della musica, oppure come credo è un mezzo rivoluzionario che sfruttato a dovere può veicolare questo straordinario linguaggio universale ancora di più rispetto a prima?

Sicuramente è un mezzo rivoluzionario. Bisogna partire dal fatto che tutto può diventare il male assoluto se usato con poca cautela. Il web sa essere una grande trappola, ma allo stesso tempo per la nostra generazione sarebbe stupido non sfruttarne i lati positivi, come la condivisione e la semplice diffusione della propria musica. È bene non abusarne e cercare comunque di lavorare sodo alla vecchia maniera: facendo le prove, componendo, suonando. Non perdere mai di vista il proprio obiettivo insomma, fare musica e non nascondersi dietro apparenze più vicine al "sembrare" un musicista piuttosto che esserlo.

Sappiamo dal tuo sito che è in lavorazione un nuovo album, potresti anticiparci qualcosa, contenuti, ritmi?
Purtroppo per problemi personali ho dovuto frenare la mia attività live, cosa che mi fa soffrire non poco. Così dopo l'uscita di "Per quello che sono" ho dovuto far slittare anche l'uscita del secondo album. Adesso ho deciso che è arrivato il momento di dare voce a tutte queste belle canzoni che scalpitano da un paio d'anni, così sto lavorando a un nuovo disco con sonorità acustiche. Sono tornata un po' alla mia vecchia maniera: voci, chitarre acustiche, per lo più aperte, e tanti suoni evocativi. Una scelta di brani ben precisi e tanti amici da me stimati convogliati per questo mio grande gioco. Spero in autunno di finire le registrazioni e chiudere tutto con l'anno nuovo.
A 32 anni compiuti come si sente Ghita rispetto al primo album?

I 32 anni li compirò in dicembre, ma credo di poter affermare con serenità di ritenermi soddisfatta in ogni caso! Ironia a parte, sento di avere tante cose nuove da dire, ma il primo disco, seppure con tutti i difetti delle prime avventure, è sincero e per questo posso ritenermi soddisfatta anche a distanza di anni. C'era una grande esigenza di ordinare il lavoro fatto attraverso i tantissimi live degli anni precedenti, per questo è stato suonato e registrato in maniera più "moderna" (per quanto moderna io possa risultare!). Come dicevo adesso ho voglia di tornare a fare quello che ho sempre fatto e giocare con le canzoni attraverso voci, chitarre e strumenti di ogni sorta. Il prossimo lavoro sarà dunque più vicino a quello che faccio da sola in fase di composizione, più intimo e registrato molto più dal vivo.

C'è una canzone che vorresti aver scritto?
Per fortuna le canzoni sono di chiunque le voglia interpretare, questa è una grande forza della musica. Per cui senz'altro vorrei aver scritto diversi brani, certamente. Ma quando lo penso vuol dire che è arrivato il momento di farne una interpretazione di cuore e farle mie, come è successo per "Come pioveva", unica cover in "Per quello che sono". È un brano del 1918 che ha subito una grossa trasformazione tra le mie mani, e ora è parte di me.
C'è una canzone che vorresti aver interpretato e non hai ancora fatto?
Certamente, non solo una! La musica è tanta e per me è solo uno stimolo in più sapere che ci sono così tante belle canzoni da cantare! Proprio l'estate scorsa feci un concerto con quasi solo canzoni che non avevo mai cantato e che avevo voglia di affrontare.

Impegni e sogni per la prossima metà dell'anno?
Abbiamo già largamente parlato del disco che credo mi occuperà per tutto l'autunno. Per il resto sto ricominciando lentamente con i live che sono sempre stati fondamentali per me. Il 4/8 suonerò all'interno di un festival che si chiama Corricella in jazz, un festival indipendente svolto a Procida, la piccola isola del mio cuore. Nel frattempo è in lavorazione un videoclip/cortometraggio su una canzone di "per quello che sono" che si chiama "nascondersi", un brano che amo e che prenderà vita grazie alla matita di Paco Desiato, grande fumettista napoletano. La lavorazione iniziò quasi 2 anni fa, ma per mancanza di fondi fummo costretti a fermarci. Così quest'anno ci siamo decisi ad aprire una campagna di raccolta fondi per settembre. Inizieremo a promuovere il videoclip proprio a Corricella in jazz dove proietteremo il trailer. Paco presenterà un suo libro contestualmente al mio concerto e l'occasione è perfetta visto che la storia animata è ambientata a Procida. Sarà dunque ben accetto chiunque vorrà contribuire anche con un piccolo gesto a questa piccola grande fatica. Una volta finito il videoclip vorremmo iniziare una serie di concerti che vedranno Paco disegnare durante il mio set. Una grande emozione per me!

giovedì 26 maggio 2016

Un po' di promozione agli amici non guasta mai
Bon Cure, questo è il nome di un progetto musicale interessante che oggi voglio raccontarvi.
Bon Cure è l'album solista di Giorgio Marri, un ragazzo di 32 anni di Orbetello che per la zona, specie per la bassa Maremma non è certo uno sconosciuto. Giorgio ha spaziato negli anni nel mondo del punk, rock e raramente in melodie più dolci che strizzano l'occhio al pop.
E' però anche vero che la sua voce non è certo graffiante da interpretare canzoni strettamente "hard" è vero il contrario, Giorgio è dotato di una voce molto bella dal punto di vista melodico, pulita, composta da note alte e caratteristiche vere e proprie da interprete. Sarà stata forse questa la ragione per cui l'artista orbetellano ha deciso di cimentarsi in un progetto così intimista.
Lo ha fatto accompagnandosi dall'amico Matteo Benedetti al basso e da altri turnisti che hanno prestato volentieri le loro preziose conoscenze per questo album.
A dire il vero più che un album questo lavoro somiglia ad un libro, con un unico comune denominatore: il racconto.Giorgio Marri lo fa con il prezioso uso delle parole e con una voce mai fuori dalle righe come del resto lo stile cantautorale richiede.
Spazia in questo LP da canzoni in italiano a pezzi in inglese, personalmente ho apprezzato due brani "Chiudi gli occhi" e "sospirerò", specie in questo ultimo brano si sente la forza delle parole e l'uso straordinario della voce.
Un plauso va a mio parere ai musicisti che hanno saputo toccare senza strafare una musica mai banale con tappeti musicali degni di nota.
E' uno di quei cd che verrebbe da descrivere come la nascita di un progetto "da cantina" come si faceva negli anni '70, si respira infatti l'aria di un progetto costruito con il cuore, come ho già ripetuto mai banale.
Probabilmente se dovessi trovare un difetto avrei osato di più sull'uso dei cori, a parte qualche controcanto, non è presente per esempio una voce femminile che a mio avviso avrebbe ancora di più impreziosito il progetto.
Bon Cure è possibile acquistarlo contattando il team attraverso Facebook o la pagina del sito internet http://www.boncure.com/

Per far sì che la musica cresca, che i progetti cosiddetti di nicchia prendano il volo c'è bisogno di apprezzare chi la musica la fa sognando, chi si rifiuta di appartenere ad un cliché scontato.

Come sempre buon ascolto




venerdì 6 maggio 2016

 Pensiero a voce alta sui talent



Salve a tutti e ben ritrovati sul mio blog.
Mi scuso per l'assenza di un periodo abbastanza lungo, ma ho avuto impegni personali decisamente impegnativi ed importanti (è nata mia figlia lo scorso 3 aprile) che non mi hanno permesso di seguire la pagina.
Sono voluto rientrare su questa pagina con una analisi relativa al fenomeno dei cosiddetti talent show.
Lo scopo di questi programmi è nobile, in quanto la loro creazione ha come obiettivo principale come dice del resto il nome è la scoperta di talenti. Il problema a mio modesto parere è l'abuso di questo modo di far televisione e la non ben specificata missione finale del presunto talento. Mi spiego meglio.
Spesso e volentieri questi contenitori televisivi, prendo ad esempio i talent dedicati alla musica, hanno di base grande potenzialità, personaggi forti dal punto di vista mediatico e quindi commerciale ed hanno qualità dal punto di vista vocale.
Il punto debole a mio avviso, risiede nell'origine di questo tipo di trasmissioni, penso a questo tipo di programmi nel nostro Paese, in particolare mi riferisco ad Amici, X Factor dove sono nate vere e proprie icone di questo modo di fare tv, penso ad Alessandra Amoroso, Noemi, Emma, Marco Mengoni. Giusy Ferreri, Annalisa, etc., talenti puri, che probabilmente sarebbero esplosi ugualmente, ma che hanno sortito un effetto devastante dal punto di vista della programmazione televisiva. Infatti questo tipo di trasmissioni grazie ai buoni ascolti, hanno monopolizzato i palinsesti delle tv generaliste, portando sullo schermo soggetti più o meno bravi, con il solo scopo di utilizzarli per quel determinato momento e poi come se fossero un albero di Natale riporli in soffitta per l'anno successivo o addirittura farli finire nella pattumiera.
Quindi in questa epoca in cui la televisione è diventata social, tutto è diventato "liquido" senza troppi filtri, occorre fare attenzione a non sprecare e bruciare talenti, bisogna tornare alla televisione che fa programmazione, che fa formazione canora e laddove si intravedono talenti si tutelino, altrimenti il rischio sarà quello di creare lo stesso effetto del tormentone estivo, ovvero una meteora senza una trama finale.
Credo che grazie ai talent la musica italiana stia vivendo una seconda giovinezza, serve quindi concrentrarsi su come sfruttare al meglio questo prodotto, magari snellendo di più le formule, credo che la durata estenuante del televoto, la durata eccessiva del programma non giovi a nessuno, se non a qualche personaggio in cerca di un rilancio televisivo con l'unica arma a disposizione la polemica.
Dunque è bene che questi programmi non vengano demonizzati, che questa tv venga alzata qualitativamente, perché permettetemi una nota storica in fondo queste trasmissioni le abbiamo inventate noi basti pensare a Settevoci negli anni '60...dunque rinnovamento nella tradizione, con enormi potenzialità di miglioramento. Non dimentichiamoci però che questi sono spesso cantanti giovani, alla loro prima esperienza, quindi anche dal punto di vista dell'esibizione dei pezzi la scelta dovrebbe essere accurata e cucita addosso al cantante che andrà ad eseguirla.


venerdì 18 marzo 2016


Lo ska in Italia? sì grazie a Peppino di Capri!

Cari lettori,
è con enorme piacere che vedo il mio blog crescere di giorno in giorno nelle visualizzazioni, un risultato che mi rende orgoglioso. Un piccolo appunto, siate meno timidi, commentate, positivamente o negativamente, ma fatevi sentire rispetto a ciò che scrivo.
Oggi vi voglio parlare di un brano che non rientra certo tra le hit del nostro Paese, non è uno di quei brani rappresentativi della musica leggera italiana, però nella sua particolarità, nel suo genere, almeno per noi è un brano che merita un'attenzione particolare. Stiamo parlando di "operazione sole" canzone cantata da Peppino di Capri. Direte voi e quindi?
Beh, intanto vi consiglio di ascoltarlo immediatamente, ma soprattutto sono certo che rimarrete stupiti dal genere, infatti si tratta di un brano ska. Ebbene sì, l'uomo delle canzoni melodiche alla "Champagne", "Roberta", "Luna caprese", proprio lui, ma a dire il vero non sarei corretto a definire Di Capri un melodico e basta, infatti si ricorda di lui l'introduzione nella nostra musica del genere musicale twist, molto spesso rievocato nei suoi medley, ma lo ska è un'altra cosa, specie se prendiamo l'anno di pubblicazione di questo brano, il 1966.
La canzone venne presentata alla manifestazione canora "Un disco per l'estate", non raggiunse neanche la finale (vinse "Prima c'eri tu" di Fred Bongusto, tra i brani che si ricordano di quell'edizione va citata senza dubbio "Tema" dei Giganti). La particolarità del brano ovviamente è il ritmo , ma anche il testo, che parla di ballo giamaicano, del fatto che in quel paese la gente lo chiama ska e prima o poi ci conquisterà. Insomma Di Capri è stato un precursore dei tempi, basti pensare che questo genere che oggi spopola tra i giovani è stato introdotto da una canzone di 50 anni fa.
"Operazione sole" oltre che ad essere firmato per la musica dallo stesso Di Capri vede al testo Mario Cenci autore fra l'altro di successi come "St. Tropez Twist" (non a caso come detto prima, un altro genere musicale innovativo per l'epoca).
Rispetto ad "Operazione sole" mi occorre segnalarvi una bella versione riadattata ai giorni nostri dal gruppo ska "Arpioni" inserita nell'album Buena Mista social ska.
E..come sempre buon ascolto.

lunedì 7 marzo 2016


"La casa in riva al mare" Lucio Dalla/Bardotti/Baldazzi 1971 da "Storie di Casa"





Venerdì scorso era l'anniversario della nascita di Lucio Dalla,  4 marzo 1943 che solo un artista così geniale poteva omaggiare se stesso in una delle sue più note canzoni. Una canzone che egli presentò a Sanremo in abbinamento con un gruppo che all'epoca spopolava l'Equipe 84, era il Sanremo del 1971 dove a trionfare fu l'accoppiata Di Bari Nada con la celeberrima "Il cuore è uno zingaro", Dalla e l'Equipe si classificarono addirittura terzi preceduti da José Feliciano e i Ricchi e Poveri con "Che sarà", verrebbe da dire quando Sanremo era Sanremo...
Troppo facile però celebrare Dalla con un suo brano tipico, personalmente amo Dalla alla prima maniera, quello che si ferma agli anni '90, nel finale della sua vita l'ho trovato troppo spesso caricatura di se stesso, troppo utilizzato per essere personaggio e poco per essere un genio capace di scrivere e cantare "Caruso".
Proprio per queste ragioni vorrei parlarvi de "La casa in riva al mare" tratta da "Storie di casa mia" album uscito subito dopo la partecipazione di Dalla proprio a quel Sanremo di cui sopra, un album che contiene testi di Baldazzi e del compianto Sergio Bardotti, le musiche dei fratelli De Angelis. Tra i brani da ricordare troviamo "Il gigante e la bambina" e "Itaca".
In questo brano il cantautore tratta il difficile tema del carcere, lo fa alla sua maniera, pennellando come se fosse un pittore un quadro con all'interno il mare, una finestra dalla quale il carcerato vede la propria amata, come a dire anche in una condizione di privazione assoluta, il piacere della natura ed il piacere dei sentimenti non viene mai meno, anzi lo si percepisce in maniera del tutto incantata e poetica.
I suoi sogni da carcerato ergastolano sono quelli di mettere al dito dell'amata Maria (Gesù bambino in 4 marzo 1943, Maria nomi che fanno riferimento alla religiosità dell'artista) un anello, il sogno di libertà cantato a voce aperta da Lucio che quasi fa sentire all'ascoltatore la sofferenza ed il profumo di quel mare, di quell'isola sperduta dove l'incanto di un amore fa per un attimo svanire l'amarezza di un errore imperdonabile che il protagonista ha commesso e che ha compromesso tutta la propria esistenza.
A proposito di questo brano mi occorre segnalarvi un bellissimo duetto fra l'artista bolognese e Toquinho, artista brasiliano che interpreta questo brano con il giusto sentimento e quel pizzico di saudade che rimanda dritti dritti alla mente i brani di Chico Buarque e Vinicìus de Moraes. Dunque un brano da ascoltare nel più assoluto relax, senza tralasciare l'attenzione ad un testo meraviglioso e chissà se magari chiudendo gli occhi non si possa vedere quella finestra, l'isola e Maria che affacciata alla finestra riesce ad abbracciare il carcerato con un finale del tutto diverso da quello della canzone.

Buon ascolto..

giovedì 18 febbraio 2016

Tanti auguri "Faber"


La musica italiana spesso e volentieri è stata figlia minore di quella straniera, un po' per il nostro modo di scrivere le canzoni, un po' perché a noi la parte della Cenerentola ci è sempre risultata più facile (specie negli ultimi anni), ma se si andassero ad analizzare alcuni testi ed alcune canzoni di autori nostrani, capiremmo che forse questo Paese sul versante della qualità non ha nulla da invidiare a nessuno.
Oggi 18 febbraio è il compleanno di Fabrizio De André, dico è perché è un po' lo stesso concetto dei monumenti, hanno sì una data di nascita, ma restano in eterno. Ecco De André è un monumento, ed è, per riprendere il concetto di prima, uno di quegli autori che non hanno da farci invidiare nulla a nessuno.
De André ha raccontato una faccia di questo Paese, spesso e volentieri taciuta, particolarmente perché siamo un Paese bigotto, che ha paura di essere giudicato, ma lui non ha mai avuto problemi a raccontare la storia di Marinella, raccontandola con quella sua poetica gentile e mai sgarbata, ma allo stesso tempo diretta. Ha saputo raccontarci la storia di un carcerato che sconfitto dalla propria vita si suicida in cella (la ballata del Miché), ha attinto dalla musica popolare con la filastrocca tutta orecchiabile di "Volta la carta", ci ha spiegato che in fondo la guerra è un film con attori in carne ed ossa che hanno premura come ne "La guerra di Piero". Potrei dilungarmi per ore a parlare di questo cantautore, a tal proposito non esiterei a chiamarlo poeta, semplicemente porto rispetto per lui, il quale durante un'intervista citò Benedetto Croce il quale diceva che c'è un'età in cui si scrivono poesie chi più chi meno, poi superata quella soglia ci sono due categorie i cretini e i poeti per questo disse Faber precauzionalmente preferiva farsi chiamare cantautore.
L'ironia a De André non è mai mancata, anzi le sue interviste spesso e volentieri sono risultate così piene di saggezza ed appunto ironia, che a riguardarle strappano a prescindere un sorriso.
Oggi avrebbe compiuto 76 anni, chissà cosa avrebbe raccontato dell'Italia, lui anarchico, ma credente, mi alleno spesso in questo esercizio per immaginare chissà quali parole, poi ascolto e leggo i suoi testi e capisco che alla fine ci ha lasciato un patrimonio, che era già una sorta di eredità per gli anni a venire.
Racconterò in futuro le sue canzoni, ma oggi mi sembrava doveroso rendergli omaggio.

Tanti auguri di nuovo Fabrizio. Un tuo ammiratore

domenica 14 febbraio 2016

Eccomi arrivato in questa avventura. Mi presento, sono Gabriele, ho 32 anni e da anni coltivo la passione per la musica, in particolare musica leggera italiana, con una forte attenzione alla musica cantautorale del passato.
E' da poco terminata la sessantaseiesima edizione del Festival di Sanremo e mi sembrava doveroso iniziare questa avventura parlando del Festival più famoso d'Italia.
Parlando della conduzione non ho nulla da dire nei confronti di Carlo Conti, come scritto da più parti è il conduttore più lineare che la Rai possa avere, mescola professionalità a grandi capacità di mediazione con chiunque sia l'ospite che ha accanto, un Pippo Baudo dall'accento toscano, questo ovviamente non è un male per un Festival che fa della tradizione il proprio marchio di fabbrica.
Sulle spalle che ha avuto accanto ci sarebbe da dire molto, mi soffermo sulla nota positiva:Virginia Raffaele. Finalmente è arrivata a Sanremo ed alla ribalta, perché per chi osserva la tv non è certo una sconosciuta, però in questa veste di valletta/avatar si è dimostrata ancora più completa, la tv italiana ha bisogno di questi talenti.
Ma veniamo alle canzoni, le vere protagoniste di un festival della canzone italiana.
La vittoria è andata agli Stadio, un gruppo che negli anni '80 spopolava con brani come "Grande figlio di puttana" o la ballabile e delicata "Ballando al buio", il gruppo musicale mancava dalle scene che contano da un po', stavolta si è presentato con un brano ben articolato, nelle corde (sempre alte) di Curreri e con un testo non troppo banale, in un'edizione senza canzoni che entrano come Papa è a mio avviso un giusto premio.
Sugli altri cantanti una menzione particolare va a Patty Pravo, non tanto per la voce, ormai la sua intonazione inciampa spesso su vette che ormai le sue "gambe" non possono "scalare", ma quanto per la classe e per il personaggio che interpreta. Ha infatti portato un brano difficile da cantare, però ci ha provato, ha limitato i danni e serata dopo serata a me è sembrata aver preso le distanze dalle stonature.
Tra le note negative a mio avviso c'è il duetto tutto in salsa sanremese di Deborah Iurato e Giovanni Caccamo, la prima possiede una bella voce, una bella timbrica, il secondo meno, lo scorso anno si fece apprezzare a Sanremo giovani, quest'anno la forzatura di inserirlo tra i big, di portarlo con un duetto, è apparsa a mio avviso un autogoal, perché non ha permesso alla Iurato (anch'essa big?) di far sentire la propria bravura e magari di far portare a Caccamo un brano nelle sue corde. Non sempre l'atmosfera da "Trottolino amoroso" giova ai cantanti.
Tra gli sconfitti annovererei Noemi ed Arisa, per la prima un brano scritto da Masini un bel testo, che però difetta di ritornello, l'ex partecipante ad Xfactor ha provato a cucirselo addosso, ma le è mancata qualche piccola cucitura a mano, mentre per Arisa è mancato lo slancio ad un pezzo ben dotato di testo, di interpretazione, infatti considero lei ormai la migliore interprete di questa generazione, ma per vincere serviva l'emozione, questa volta ha difettato.
Una menzione speciale va ad Enrico Ruggeri, un pezzo diremmo alla Ruggeri, ma ce ne fossero!!
Tira fuori grinta, non ti strappa mai uno sbadiglio e neanche un desiderio di cambiar canale, nel finale si butta in un accenno di prog, che dire, quando un artista è degno di tale nome lo dimostra quando vuole.
Premio eleganza va sicuramente ad Annalisa, si è presentata "signora" con un abbigliamento adatto alla kermesse, un pezzo ben articolato, con un buon ritornello, le manca ancora qualcosa per poter vincere, ma questa artista ha talento da vendere, mi auguro che qualcuno inizi a scrivere per lei pezzi degni di nota.
Tra i big concludo dicendo che ho apprezzato meno gli Elio, perché da musicisti genialodi come loro mi aspettavo una sorpresa, hanno sì presentato un pezzo con 7 ritornelli e senza strofe, ma dopo la "Canzone monotona" da un guppo così geniale mi aspettavo l'inaspettabile, che so un valzer, una canzone da balera, comunque sia rimangono pur sempre musicisti strepitosi. Irene Fornaciari è stata giustamente ripescata, con un bel brano sull'immigrazione, porta un cognome importante, ma ha nel proprio bagaglio molto talento, faticherà, ma per me ha futuro.
Bene anche Dolcenera con un blues tutto cucitole addosso, il blues non è genere da Sanremo, però giustamente un'artista come lei porta ciò che sente, è un brano da riascoltare più volte.
Infine una menzione va ai giovani Francesco Gabbani, vincitore indiscusso con un bel brano orecchiabile, adesso avrà il compito di tirar fuori un secondo singolo interessante per non rimanere nel dimenticatio, chi invece secondo me ha classe da vendere è Chiara Dello Iacovo, ha l'aspetto di un pulcino bagnato, ma questo sarà la sua forza se saprà interpretare brani cantautorali dal sapore intimista, l'importante è che non si faccia trasportare troppo dal mercato.
Ultima nota è sull'artista Cecile con il suo brano N.E.G.R.A ha una potenza a tratti spaventosa, potrebbe partecipare a qualsiasi disciplina atletica, porta un brano aggressivo come il suo corpo, ma lo fa con le giuste misure, sicuro sarà un pezzo che nelle radio non passerà inosservato.
Concludo dicendo che sono d'accordo con la riconferma di Conti, anche ammettendo che alla sua prima nomina ero titubante per il suo modo di essere troppo "preciso", ma Sanremo ha bisogno di quella precisione, però consiglio a lui e tutto lo staff di tornare ad un numero di big ridotto, 20 cantanti sono troppi, ci rimette il Festival, ma soprattutto si rischia di portare brani che fanno da riempitivo.
Inoltre due mie battaglie sul ritorno sul palco dei fiori come ornamento e la mia idea sull'ospitata dei cantanti italiani fuori gara, sono e ribadisco la mia contrarietà perché se sei un cantante italiano devi partecipare alla gara, altrimenti non ha senso.

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